lunedì, 29 ottobre 2007, ore 08:30

: il tempo è il grande nemico che ci spinge a un cieco altruismo

 

 

"La mia mente si è svuotata di ogni pensiero terreno. Ho speri­mentato l'unità e la tranquillità del nulla, la conoscenza assoluta del­l'abisso universale, la purezza della non esistenza. Ho sperimentato l'annichilimento di ogni sentimento umano, l'annullamento di ogni emozione, l'assenza totale di sensazioni, poiché la morte è la priva­zione sensoriale definitiva. Sono scesa al livello d'esistenza più buio: il vuoto completo della mente e dell'anima, la chiarezza cristallina della separazione dal corpo, l'annullamento della coscienza. Cono­sco quella suprema e insopportabile verità, sono stata testimone del­la terribile rivelazione che si manifesta quando il sottile velo della materialità è caduto, quando la pelle della notte si è aperta per espor­re il pulsante cuore primordiale dell'universo, l'amorfo, orribile infi­nito potere che ci ossessiona nel sonno, nella morte, nella pazzia, l'in­vulnerabile forza irrazionale che spinge il mondo al massacro, alla decadenza, al caos

«Non tratto i miei animali come cose. Penso a loro come a or­ganismi viventi individuali, respiranti, sensibili, che si sacrificano per il bene della razza umana. Cerco di ridurre al minimo le loro sen­sazioni negative. Comunque, ammetto di credere che l'umanità sia la specie dominante del pianeta. Questo è un fatto innegabile. Nessun'altra creatura è riuscita ad alterare così tanto l'ambiente, a con­durre così tante altre specie all'estinzione e a possedere la capacità di distruggere l'ecosistema stesso. Ora, di questo potere gli uomini pos­sono farne buono o cattivo uso. Noi siamo gli amministratori, i guar­diani e i coltivatori di questo mondo. Se un asteroide fosse in rotta di collisione con noi e dovessimo farlo esplodere nello spazio, sarem­mo i salvatori di questo pianeta. Nessun'altra specie, nemmeno le ba­lene o i delfini con tutta la loro intelligenza trascendente, potrebbe compiere un atto così cruciale, così pieno di potenza.»




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Ora sentiva un vuoto doloroso e famelico dentro di sé, un abisso d'invidia e di desiderio di vendetta. A volte aveva la sensazione che tutte le sue terminazioni nervose fossero morte e che fosse rinchiusa in un luogo oscuro dove né suoni, né odori, né luce riuscivano a penetrare. Si sentiva isolata da tutto e da tutti, al centro di un universo con nulla all'interno, eternamente affamata di luce e di vita. Altre volte vedeva il mondo così chiaramente che le sembra­va una lastra di vetro attraversata da un fascio di luce brillante, tutte le sue infinite sfaccettature e i diversi livelli si spalancavano alla sua vista, e lei li riconosceva ma non poteva percepirli. E c'erano altre volte in cui si sentiva come una strega delle favole, carica di uno stra­no potere, come quando aveva operato le magie con gli insetti, i to­pi e il gattino.

Quel che il suo corpo era ancora in grado di percepire le pareva orribile, vile e disgustoso. Era una bramosia per la carne altrui, an­che se non era sicura di quale tipo di appetito si trattasse. Aveva un che di adulto, ma sembrava anche andare oltre, essere qualcosa di peggio, qualcosa che avrebbe spaventato perfino gli adulti. Ciò significava, così credeva, che soltanto sensazioni davvero estreme po­tessero stimolarla. Inoltre, sebbene non volesse ammetterlo a se stes­sa, provava anche gelosia nei confronti di quello che la gente nor­male era capace di sentire, ciò che lei non poteva e non avrebbe mai più potuto sperimentare.

Il suo umore era estremamente volubile: immaginava se stessa ora come un mostro osceno, poi come qualcosa di più di un essere umano, oppure come una non-entità anonima, o un attimo dopo si sentiva enormemente megalomane. Non si sentiva mai divina, o pu­ra, o in pace con se stessa. C'erano addirittura delle volte in cui non riusciva a pensare a se stessa se non come ad un essere abominevo­le, malato, inumano, che nessuno avrebbe mai voluto avere tra i pie­di. Si odiava, ma odiava ancor più la gente normale.

E quando avrebbe finito di cambiare dentro e fuori, avrebbe mo­strato loro quanto li odiava

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Come Faust, stavo ca­dendo e pensavo di salire. Come Orfeo, ho incantato il Signore del­l'Ade, ma poi mi sono voltato indietro e, a causa della mia avventa­tezza e impetuosità, ho perso la mia amata, colei per cui avevo ri­schiato ogni cosa pur di farla ritornare dal luogo della morte e del­le ombre eterne. Ero simile a Dio, ma i semi del male erano dentro di me e hanno continuato a mettere radici e sono cresciuti nella mia creazione

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Per una mente profondamente disturbata, il tempo cessa di ave­re qualsiasi significato. I giorni possono sembrare minuti, i minuti possono trasformarsi in ore E così fluttuava nel nulla, la realtà simile ad un lido lontano perso da qualche parte, e l'universo ridotto ad uno spazio chiuso da morbide barriere, un cosmo con all'interno nulla, neppure se stessa……. e il deside­rio di vivere l'aveva abbandonata ormai da molto tempo; ora le man­cava addirittura il desiderio di esistere. Essere dotata di sostanza, occupare uno spazio, percepire, tutto questo la faceva soffrire terri­bilmente. Era convinta che se avesse atteso abbastanza a lungo si sa­rebbe dissolta, come un pupazzo di neve sotto il sole estivo, come un castello di sabbia sulla battigia all'arrivo dell'alta marea, come una pietra che si consuma lentamente, carezzata dal vento del deserto.

La notte era il momento peggiore, quando il sole tramontava, le luci si spegnevano e l'edificio si riempiva di grida, bisbigli e urla di menti malate. Di notte, il vuoto bramato diventava nero e lei riusciva a distinguervi all'interno delle forme

Ma era incapace di non sprofondare nel delirio nebuloso

È facile giocare con gli incubi, se sei fermamente radicata nel mondo del calore, del colore, delle perce­zioni. Quando lascerai andare tutto questo, ti separerai da tutto, ti isolerai in una nicchia nel nulla, allora sarà un'altra faccenda. Non varcare la soglia di inferni da cui non puoi ritornare. Non metterti in una condizione da cui non puoi uscire. Non diventare qualcosa che non può riconoscere, come me, la differenza tra piacere e dolore

Il volo di ritorno fu come viaggiare con Virgilio e Dante, solo che era un viaggio di sola andata e senza nessun paradiso all'arrivo. Aveva la sensazione che l'aereo lo stesse trasportando attraverso i diversi livelli dell'inferno per riportarlo ai terrori quotidiani e all'at­tesa angosciosa in cui si era trasformata la sua vita. Ricordò che qualcun altro aveva fatto quello stesso viaggio in precedenza, per ri­portare la donna amata dagli inferi alla terra dei vivi. Il più grande musicista del mondo: un giovane capace di ammaliare le bestie selvagge e i demoni con la magia della sua voce e della sua cetra, ca­pace di incantare perfino il Signore dell'Oltretomba che gli aveva re­stituito la sua amata morta. Ma anche quella particolare rianimazio­ne non aveva funzionato tanto bene

Gitanjal
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mercoledì, 24 ottobre 2007, ore 14:59

SOFFERENZA

Il tuo dolore è lo spezzarsi del guscio
che racchiude la tua capacità di comprendere.
E se potessi manterener il cuore
sospeso in costante stupore
ai quotidiani miracoli della vita,
il dolore non ti sembrerebbe
meno meraviglioso della gioia;
e accetteresti le stagioni del tuo cuore,
come hai sempre accettato
le stagioni che passano sui tuoi campi.

"Il Profeta"

Gitanjal
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lunedì, 24 luglio 2006, ore 15:12

vecchi come il mondo i pensieri che mi avvolgono in questa luce soffusa

i miei occhi ancora non vedono niente piu' di un velo bianco

ti stringo forte in questo tepore addolcendomi al tuo pensiero e  ad ogni ricordo

ogni movimento

ogni sogno e mistero del mio cuore

ha la leggerezza di una nuvola alta nel cielo

di un soffio di vento.

La luce piu' chiara ma ancora delicata

mi obbliga ad aprire un po' di piu' i miei occhi alla consapevolezza del mattino

che si fa spazio nella mia camera

lungo le pareti

sul soffitto

la sua luce chiara si diffonde

e quella carezza non resta che un sogno

delicato

leggero come una piuma di un dio alato, caduta dal cielo

dopo vortici inafferrabili

e la carezza non è che un sogno

il tuo viso un ricordo

la paura nel non voler comprendere se sei vero o un bel pensiero raggiunto solo nei miei sogni

e che quando apriro' gli occhi e mi poriettero' nella vita

svanirà

..................................................................................un bacio un soffio di ikaro

 

Gitanjal
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